Mille civili uccisi in Afghanistan in sei mesi

(nella foto di Alfredo Macchi: una famiglia afghana in un villaggio dell'Est)

A lanciare l'allarme e' l'osservatorio indipendente 'Afghan Rights Monitor' (Arm), secondo cui dal primo gennaio al 30 giugno scorso nel Paese sono morti ogni giorno almeno sei civili e altri otto sono rimasti feriti. Complessivamente dall'inizio dell'anno alla fine di giugno almeno 1.074 civili sono stati uccisi uccisi e oltre 1.500 sono rimasti feriti.

La domanda è: che cosa sta succedendo in Afghanistan dopo nove anni di guerra (la più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti)?
Lunedì 21 giugno in una sola giornata sono stati uccisi dieci soldati della forza internazionale in Afghansitan. Un lunedì "nero" che porta i caduti tra i militari stranieri a 285 dall'inizio dell'anno e 65 dal solo inizio di giugno.
Sottovalutato a lungo a causa della guerra in Iraq, ora il conflitto afghano sembra essere diventato un pantano. Nove anni di guerra e la sicurezza è nettamente peggiorata tanto che Washington è costretta ad aumentare il suo contingente da 100 mila a 140 mila soldati. Senza contare le decine di contractors privati. E per non scontentare l'opinione pubblica Obama deve promettere un improbabile inizio del ritiro per il prossimo anno dopo aver sostituito il comandante in capo nominato appena un anno fa.
Non se la passano meglio gli italiani, dispiegati nella provincia una volta tranquilla di Herat. Gli alpini del terzo reggimento Taurinense da tre mesi in Afghanistan sono incappati in decine di IED, i micidiali ordigni artigianali disseminati lungo le strade. Il 17 maggio due di loro, Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, sono rimasti uccisi. Le strade per Bala Mourgab, Farah, Shindand dove ci sono i nostri avamposti, sono diventate una sorta di trappola quotidiana.
Nel rapporto periodico sulla situazione nel paese destinato al Consiglio di sicurezza il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha denunciato un aumento del 94 per cento delle bombe artigianali piazzate dai talebani sui cigli delle strade nei primi quattro mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2009.
A destare preoccupazione sono anche - secondo il rapporto - gli almeno tre attacchi suicidi a settimana, la metà dei quali condotti nelle aree del sud del paese, Helmand e Kandahar, tradizionali roccaforti degli insorti. Sensibile anche la crescita degli omicidi di funzionari afghani, con un incremento del 45 per cento nei primi quattro mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ad aggravare la situazione per le Nazioni Unite è anche "la sempre maggiore abilità dei terroristi locali legati ad al Qaida" a mettere in atto "attacchi complessi e coordinati".
Certo, ogni primavera dopo le rigidità e le nevi invernali, gli insorti ripartono con la loro offensiva. Certo da giorni si attende la grande operazione che dovrebbe riportare sotto controllo del governo la seconda città del paese, Kandahar.
Eppure, dopo 9 anni di missione internazionale di "stabilizzazione", di stabilizzato c'è molto poco.