I disperati di Patrasso

I disperati di Patrasso

Sono centinaia, a gruppetti o da soli. Restano per ore di giorno e di notte a ridosso delle recinzioni con filo spinato che circondano il porto di Patrasso. Guardano le navi partire ma soprattutto i camion che si imbarcano. Appena le guardie della polizia portuale si allontanano scavalcano i reticolati e corrono sulla banchina per nascondersi sotto o dentro gli autotreni che si imbarcano sui traghetti diretti a Brindisi, Bari, Ancona o Venezia. Sono giovanissimi, soprattutto afghani, ma anche curdi, iracheni e africani. La loro è una fuga disperata al prezzo della vita.
IMG_1821Se non vengono scoperti dalla polizia alla partenza, affrontano 24 ore di viaggio chiusi nei container. Alcuni muoiono per il freddo dei camion frigo o la mancanza d’aria. Quasi sempre vengono scoperti al loro arrivo in Italia: qui i camion vengono perquisiti uno ad uno e quelli sospetti passati allo “scanner” un macchinario a raggi X che riesce a mostrare l’interno degli autotreni senza dover scaricare la merce. Sempre più spesso tra frutta e verdura il monitor mostra le sembianze di uomini in carne ed ossa.
Una volta scoperti i clandestini vengono immediatamente affidati al comandante della nave su cui erano imbarcati per il rimpatrio in Grecia.
Ho seguito l’amaro viaggio di rientro di sette di loro sul traghetto Ancona Patrasso.
nella terza città greca in 5 mila vivvono in un campo fantasma fatto di cartone e celofan. Quasi tutti sono arrivati qui dall’Afghanistan passando per l’Iran e poi imbarcandosi dalla Turchia. Sono tutti maschi e molti minorenni. Senza più nulla da perdere.

Per le leggi europee spetterebbe al primo paese di ingresso concedere lo status di rifugiato. La Grecia in media per le domande di asilo impiega due anni per una risposta che nel 99,7 per cento dei casi è negativa. Per questo tutti questi disperati cercano di venire in Italia. A decine assaltano i camion in corsa lungo la strada per il porto per aprire i potrelloni e nascondersi all’interno. Un problema enorme tanto che i camionisti, che rischiano l’arresto se sul loro autotreno vengono trovati clandestini, sono scesi in sciopero nei giorni scorsi bloccando tutti gli imbarchi. Ci sono però anche camionisti senza scrupoli che prendono dai mille ai duemila euro a persona per nasconderla nei loro automezzi. E una volta giunti in Italia a volte devono invece disfarsi di cadaveri.

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