“In dipendenze”: nella trappola della droga

“In dipendenze”: nella trappola della droga

Ho cominciato questo lavoro dai locali notturni, dove in un atmosfera psichedelica alcool e pasticche fanno girare la testa, annebbiare la vista, perdere il controllo.E’ in posti come questi che molti ragazzi cominciano ad assaggiare la “roba”, passata da mani amiche o più spesso da mani avide. Mi ha colpito che in queste serate non c’è una vera comunicazione tra le persone, tutti si muovono soli nel loro mondo, come automi al ritmo della musica assordante. Quasi sempre queste serate finiscono nei bagni del locale e con una sbornia che lascia un grande vuoto al mattino dopo.
IMG_5705La seconda tappa del reportage è stata nella “trappola”. Lì dove i giovani sono ormai prigionieri della roba. Ci sono tanti posti così. Io sono stato nel Parco di Tor Bella Monaca, a Roma, dove vedi operai, impiegati, signore ingioiellate, persino un padre con il figlio, in fila davanti al caravan della Croce Rossa e della Fondazione Villa Maraini, per chiedere le siringhe e una boccetta d’acqua distillata in cui sciogliere la droga.
Poco più in là tra vialetti e muretti sudici si vanno “a fare”. Ognuno barcollante rinchiuso nel suo viaggio.
Ho seguito alcuni di questi ragazzi nelle loro case, dove regna l’unico assillante pensiero di trovare i soldi per compare la dose.
Case che sembrano pattumiere, con vestiti buttati per terra, piatti da lavare, letti sfatti. Perché la priorità su tutto, persino sulla propria dignità, è un’altra. “Mi faccio una volta ogni tanto” – mi dice uno in giacca e cravatta – “non sono dipendente”. Poi lo trovo tre volte in fila per prendere le siringhe.

Ho concluso il viaggio dove c’è chi tenta di rompere le sbarre della gabbia. Nella comunità L’Approdo di Lavinio, dove tanti ragazzi – con la forza del gruppo e della propria volontà – provano a smettere. Ragazzi che soffrono, nella solitudine delle loro stanze, che si confortano e incoraggiano tra loro nelle terapie di gruppo. Volontari e psicologi gli spiegano la loro “malattia”, le conseguenze sul fisico, i modi di uscirne, i rischi di ricaderci.
A questi ragazzi va il mio augurio: “non mollate, tornate liberi e indipendenti!”

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